Garbatella

E poi ci sono i luoghi dei giochi.

Di 1,2,3…stella.

L’elastico.

Quanti passi devo fare…con la fede e con ‘anello?

La corte del lotto 15 di Garbatella.

Che in realtà non era una ma un susseguirsi di spazi spazi aperti circondati da edifici.

Questo è il senso della Città Giardino, progettata dagli architetti per gli uomini; differente (assai) dalla città spontanea (abusiva) costruita dagli uomini per gli uomini.

In stile barocchetto romano ideato da Giovannoni (quello degli sventramenti) e Sabbatini (quello del Trionfale II di via Andrea Doria) risale agli ‘20.

È il mio luogo dei miei giochi, di quei nascondino infiniti. Il mio turno poteva durare ore tanto era grande. Dei giochi di decine di ragazzini liberi in uno spazio protetto.

Tanto c’era sempre qualche nonna con l’uncinetto e le loro presine urgenti. Addirittura pure i nonni con il messaggero se non lavoravano.

O c’era la Sora Fernanda che ti avvisava che il pranzo era pronto (Lei aveva le finestre che affacciavano sulle corte e non era l’unica a stare affacciata).

Molto dopo ho compreso la gradazione da spazio pubblico a semi pubblico a semi privato e privato e il tema della soglia a segnare ciascuno.

Un primo arcone su via Cravero, breve rampa di scale, una prima corte (da cui nonno fischiava per avvertire che era in arrivo) un arco più stretto e quindi la corte centrale.

Infine le case che erano piccole.

Così doveva essere perché la vita, i giochi si svolgevano al di fuori. Un fuori che stava sempre all’interno del lotto.

Al massimo andavo al Palladium con nonna Antonietta. Primo film Dottor Zivago (parliamone!)

Si accettano consigli enogastronomici: io mi ricordo solo gli gnocchi di nonna Antonietta.

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