Piazza Navona

Foto Barbara del Brocco
Foto Barbara del Brocco

E poi ci sono i luoghi degli appuntamenti decisivi. Quei luoghi simbolo che hanno segnato la storia, la tua.

Che scegli tu affinché l’architettura, quella magnifica e drammatica ti tenga per mano.

Così fa meno paura. Radiohead nelle orecchie, gli occhi ancora umidi per ‘Vite che non sono la mia’ di quel Carrére che ti ha fatto scoprire lui.

E piazza Navona è perfetta: antico Stadio di Domiziano, spazio romano delle naumachie (battaglie navali, non quelle nostre a scuola, proprio quelle vere, con le navi).

Mettici pure che al centro della piazza si svolge il dramma presunto della rivalità tra i due maggiori esponenti del Barocco Romano.

La fontana dei fiumi di quel furbacchione di Bernini e di fronte la chiesa di Sant’Agnese in Agone del meno fortunato Borromini.

La leggenda vuole che il Rio della Plata di Bernini si protegga contro l’imminente crollo della facciata della chiesa del rivale Borromini. E che la Santa sia stata collocata sulla facciata a a scongiurarne il crollo. Peccato che Fontana fosse già terminata nel 1651 quando nel 1657 fu inaugurata la chiesa.

Bernini solare paraculo, nelle grazie di Papi, Cardinali, nobili e perfino del Re di Francia.

(Lo stesso del colonnato di San Pietro per intendersi). L’A rchitetto, il pittore lo S cultore del Barocco Romano (Ratto di Proserpina prossima volta eh).

Con il suo barocco trionfante e spettacolare.

Borromini non altrettanto fortunato con la committenza, con cui litiga spesso, come nel caso di Sant’Agnese che sarà costretto a lasciare.

Spirito inquieto, Architetto punto, con il suo barocco introverso e innovativo. Morto suicida con un harakiri.

Genio assoluto.

Lui è il Paperino contro il cugino strafortunato Rockerduck Berny.

In termini di spazialità decisamente superiore (je dà na pista su) con le sue geometrie complesse. San Carlino ne è un esempio mirabolante (prossima volta).

Di Santa Agnese è sua la facciata, in parte, con gli arretramenti, le concavità e le convessità. E anche la sistemazione dell’interno ma non la pianta.

La Fontana del Bernini è un capolavoro con giganti che rappresentano i fiumi dei 4 continenti. Nilo, Rio de La Plata, Danubio e Gange. Tritoni, cavalli, conchiglie, delfini, serpenti, Stemmi papali e coccodrilli. Il tutto fuoriesce da una massa marmorea bucata che sorregge l’obelisco.

Degna di Fellini.

Ce ne stiamo lì sotto quella mano alzata del fiume argentino a non dire nulla, a parlare di niente. Perché non c’è più nulla da dirsi.

Immobili, compressi tra la mano e la facciata. In una tensione che non si scioglie neanche con la luce calda del tramonto (scelta accurata anche dell’ora giusta) di una Roma che è bella da impazzire.

La Roma che mi tiene la mano mentre mi rimetto i Radiohead nelle orecchie (Creep!) e mi accompagna fino al Liberty nero parcheggiato sotto la statua parlante di Pasquino. Dimmi che Domani è un altro giorno!

Degna di nota la Caffetteria del museo di Roma proprio qui dietro.

Graditi riscontri, storie , altre catarsi (purificazioni) con l’architettura, playlist (esclusi Radiohead!)e consigli enogastro.

Grazie

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